Fenomeno crossplayer: non più “belle addormentate” ma avventuriere pronte a sfidare il drago

LiberaMente – La rubrica della psicologa. “Non posso grazie, sono a dieta!”
ottobre 4, 2018




“Se devono essere due, sono due così
come le aste gemelle del compasso sono due,
la tua anima il piede fisso, non mostra
di muoversi, ma lo fa, se l’altra lo fa.

Ed anche se essa sta al centro,
quando l’altra gira lontano,
essa si piega, e si protende verso l’altra,
e diventa eretta, quando ritorna a casa.

Così saremo tu ed io, che devo
come l’altro piede, correre obliquamente;
la tua fermezza rende il mio cerchio perfetto,
e mi fa finire, dove io ho avuto inizio.”
(John Donne)

Così recitano i versi del poeta inglese John Donne che parla del suo rapporto con la moglie, vista come una stella fissa, un porto sicuro a cui fare ritorno, che tenero… ma cosa c’entra con il Romics?!



 

E invece c’entra. C’entra anche molto; in particolare con un tipo di cosplay di cui vi voglio parlare oggi: il “crossplay”.

Momento Superquark: il crossplay è una parola composita formata dall’unione dei termini “crossdressing” e “play”, dunque è una tipologia di cosplay in cui una persona si traveste da un personaggio del sesso opposto.

E voi vi domanderete, ma di tanti personaggi di fumetti, anime, manga, fantasy, perché un cosplayer sceglie di interpretarne uno del genere opposto?

Le risposte possono essere molte, ma soprattutto sono diverse a seconda che il cosplayer sia maschio o femmina.

Per quanto riguarda gli uomini crossplayer, possiamo a grandi linee suddividerli in due grandi categorie che variano molto la loro percentuale dai paesi occidentali a quelli del sol levante. Mentre in paesi come il Giappone numerosi crossplayer maschi vestono abiti femminili con l’intento di sembrare in tutto e per tutto una leggiadra fanciulla – e questo spesso è legato alla loro identità sessuale – qui ad occidente il crossplay maschile è quasi sempre interpretato in modo parodico e burlesco; chi alle fiere del fumetto non ha visto almeno una volta una Sailor Moon barbuta e villosa?!

Difficilmente, al contrario, si vedono ragazzi vestire abiti femminili con l’intento di sembrare seriamente una ragazza. E qualora ne vedessimo, ci sembrerebbero strani e straordinari come un bucaneve nel deserto.

Tutt’altra storia invece è per il crossplay femminile. È come se in un qualche modo fossimo più abituati a vedere una donna vestire panni maschili e risultasse meno strano. Qui in Italia vedere in queste fiere una ragazza che cela le sue forme e con il trucco indurisce i tratti del suo volto per sembrare il più simile possibile al personaggio maschile che interpreta fa molto meno scalpore del caso in cui lo facesse un ragazzo.

Ma di certo il fenomeno di uomini o donne che si travestono dal genere opposto non è nato in eventi come il Romics.

Il travestitismo ha origini antiche, ma anche strettamente intrecciate con quelle del cosplay; infatti nasce con il teatro; dunque il termine attore-player è il comun denominatore in entrambi i contesti.

Nel teatro greco, come in quello vittoriano e nell’opera lirica italiana del XVII secolo gli uomini interpretavano – e nel teatro Kabuki tutt’ora interpretano – anche i ruoli femminili, indossando maschere, travestendosi e truccandosi.

Ma sempre nell’ambito teatrale, esiste anche una controparte di questo teatro tutto al maschile: il teatro giapponese Takarazuka il cui cast è composto da sole donne che interpretano anche i ruoli maschili.

Ma donne che si travestono da uomo si trovano soprattutto nelle trame di spettacoli teatrali – si pensi a Viola della Dodicesima notte, a Rosalinda di Come vi piace – nelle pellicole cinematografiche, con Yentl o la Lady Viola di Shakespeare in Love, ma anche nei cartoni animati: chi può dimenticare la Principessa Zaffiro, Mulan o Fantaghirò?

Nei secoli è stato mostrato come la donna vestita in stile “garçonne” eserciti un notevole fascino. Il potere attrattivo di questo abbigliamento è quasi ancestrale, è l’attrazione magnetica della bellezza cosiddetta apollinea, efebica o androgina; in giappone viene utilizzato il termine bishōnen 美少年 letteralmente “bel ragazzo” – per indicare un canone estetico di bellezza maschile estremamente effemminata; infatti, il prefisso bi (美) si riferisce specificamente alla bellezza femminile. Dunque si parla del fascino esercitato da un essere i cui tratti e forme sono esili e delicati, mantenendosi in un ambiguo equilibrio tra i due generi.

Ma dopo aver visto perché questo tipo di “travestimento” può suscitare attrazione negli occhi di chi guarda, ci si chiede invece quale attrattiva eserciti sulla ragazza che veste i panni di un personaggio maschile.

Forse il principale motivo va individuato nel retaggio patriarcale della nostra cultura. In una società in cui la donna, nell’ottica generale, ha un comportamento più dimesso e timido di quello dell’uomo, gli abiti maschili possono costituire una maschera che l’autorizzi ad assumere atteggiamenti più liberi, intraprendenti e spregiudicati. Ma si badi bene che lo scopo non è quello di sentirsi uomini, ma di usare le caratteristiche che vengono loro attribuite, per mostrare sé stesse. Un po’ come Hanna Montana o Cyrano de Bergerac.

La Rosalinda di Shakespeare riesce ad essere molto più intraprendente, spontanea e sincera con il suo Orlando quando veste i panni di Ganimede.

Ma questo mostra un aspetto alquanto triste della realtà, che per alcuni versi, sembra non essere cambiata da secoli. Nella narrativa, nei film, ma soprattutto nei libri di testo delle elementari i personaggi femminili – bambine, ragazze o donne – ricoprono ruoli inferiori o marginali. Vi ricordate la parte del libro di scuola dove si parlava dei vari mestieri e l’uomo faceva il dentista, l’astronauta, il dirigente, l’avvocato, l’esploratore, lo scienziato e la donna faceva la segretaria, la maestra, la ballerina o la casalinga? Ora, senza nulla togliere a questi mestieri, è però abbastanza evidente il divario che si pone nella scelta delle professioni da attribuire ai due generi.

Lungi da me intavolare una crociata femminista, ma il dato di fatto è che ancora, nella maggior parte della cinematografia, della lettura, nei cartoni animati e nei fumetti, le femmine rivestono più o meno simbolicamente il ruolo della “principessa” che attende qualcuno che ritorni, la trovi, la svegli o la liberi, perché lei da sola non è in grado di farlo.

Vi ricordate la scena di Shrek III in cui Fiona e le altre principesse sono state rinchiuse nella prigione e Azzurro minaccia il regno di Molto molto lontano? Fiona dice alle altre che bisogna trovare subito una via d’uscita. Biancaneve le risponde che ha ragione e poi rivolgendosi alle altre principesse dice: «Signore assumete le posizioni». Così Biancaneve si sdraia, Cenerentola si siede e la Bella addormentata si mette a dormire, sotto gli occhi sconvolti di Fiona che alla vista di ciò chiede loro cosa stiano facendo. E la Bella addormentata le risponde come se fosse la cosa più ovvia del mondo: «Attendiamo che ci salvino».

Le donne non vogliono più attendere il principe azzurro, ma soprattutto vogliono vivere da protagoniste storie e avventure. E se al momento non ci sono molti personaggi femminili di questo tipo, le ragazze a volte si rispecchiano di più in un personaggio maschile, di cui decidono di vestire i panni; non in quanto maschio, ma perché connotato da quelle caratteristiche caratteriali e comportamentali che sentono vicine, ma con cui al momento, difficilmente viene connotato un personaggio femminile; o che, se presenti, rappresentano l’eccezione e non la regola.

Ed ecco perché a questo Romics mi sono vestita da Laurent di Vere, un principe intelligente e dalla lingua affilata che combatte al fianco del principe Damen di Akielos per riconquistare il trono usurpatogli dallo zio.

Le ragazze che fanno crossplay non vogliono essere l’asta ferma del compasso, perché ci siamo stufate di fare le belle addormentate!

Con questo non stiamo dicendo di non aver bisogno o di non volere un “principe”; ma invece di essere salvate dal drago, vogliamo combatterlo e sconfiggerlo insieme a lui!

 

 

Sabrina Amato
Sabrina Amato
Sabrina ama l’arte, così tanto da prendersi due lauree per avere ancor più motivi per amarla. Prova un fascino irresistibile per tutto ciò che non conosce, che sia profondo o lontano, e quindi adora l’acqua, nuotare, il mare e gli oceani, ma adora anche le danze orientali e le arti marziali. Nerd con la passione per il vintage, nel tempo libero partecipa come miss agli eventi del Miss Pin Up WW2 e ad ogni Romics come cosplayer. Sa resistere a tutto tranne alle tentazioni, ai gatti, ai cartoni animati e ai libri.

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